Una retrospettiva per Whitney Houston

La cantante, e poi attrice, Whitney Houston, consacrata a soli 23 anni come la nuova regina del soul mondiale, fu trovata morta in un hotel di Beverly Hills a 48 anni l’11 Febbraio 2012. Da allora sono trascorsi già sei anni e la sua assenza si percepisce, pesante come un macigno, in tutto il panorama musicale odierno…

A rendere più atroce, e purtroppo prevedibile, la sua morte fu il fatto che il suo graduale declino avvenne sotto gli occhi del mondo. Causa prima di tale discesa nel mondo della tossicodipendenza il catastrofico matrimonio con il cantante Bobby Brown.

La sua carriera decollò dopo un tradizionale apprendistato nei cori delle chiese del New Jersey – stato che le ha dato i natali – quando venne scoperta da Clive Davis, uno dei nomi più influenti della storia della discografia. Il suo esordio fu folgorante: nel 1985 viene rilasciato il suo album di debutto, subito seguito nel 1987 e poi nel 1990 da altri CD, consacrandola allo status di star mondiale.

Gli anni ’90 sono quelli che la lanciano nel mondo del cinema: è del 1992 il film Guardia del Corpo, la cui colonna sonora resta la più venduta nella storia della musica da pellicola. Poi fu la volta di film minori, anche per la TV: il suo regno sarebbe durato ancora poco…

Il periodo di declino, durato fino al 2009, sembrava essersi interrotto con il lancio di quello che sarebbe stato il suo ultimo studio album, I Look To You, che la rilanciò nel mondo della musica. Tuttavia, ad occhi esperti, non sfuggirono alcuni dettagli preoccupanti, come il fiasco durante il tour di supporto all’album o il continuo entrare ed uscire da cliniche di riabilitazione.

La Houston aveva una tecnica sovrannaturale e sul piano vocale era in grado di cantare praticamente qualsiasi cosa, spaziando non solo nel soul, ma anche nel pop, nell’R&B e persino nel rap. Se aveva un limite, era forse l’eccessivo controllo, la tendenza a far prevalere il virtuosismo sull’emozione. Generazioni di cantanti contemporanei le devono moltissimo.

Poco dopo la sua scomparsa sono stati rilasciati dalla sua etichetta, la Sony, alcuni album che ne commemorano la carriera: dalla raccolta definitiva di successi I Will Always Love You – The Best Of Whitney Houston, alla compilation Whitney Houston Live, primo e unico album live della diva statunitense, fino al più recente I Wish You Love, che celebra con versioni rare e alternative la colonna sonora di The Bodyguard.

Oggi non resta che la malinconia per una regina della musica che si è “lasciata morire” in pubblico e che ci ha lasciato una discografia indimenticabile. Scioccante anche il destino della figlia Bobbi Kristina scomparsa, poco più che adolescente, pochi anni dopo la morte della madre. Il fatto che il suo nome sia nel Guinness dei primati rende ancora più triste questa ennesima storia di gloria e di morte.

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