Ciclo arturiano: Tra letteratura e serie TV!

Il mito di re Artù, Merlino, Lancillotto e Ginevra è diventato ormai una parte della cultura popolare: chi al giorno d’oggi non ha sentito parlare di Excalibur e della Dama del Lago? Eppure il successo e la diffusione di questa leggenda bretone si devono, in tempi recenti, alla narrativa che ha pescato e ripescato di continuo nella tradizione.

Tutto ebbe inizio con Goffredo di Monmouth e con la sua Historia Regum Britanniae del 1133: è qui che troviamo, per la prima volta per iscritto, la leggenda di re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Altre notizie affini si riscontrano anche in Vita Merlini, altra opera di Goffredo datata 1148 e dedicata alla biografia di Merlino. Prima dello studioso di Oxford, però, esisteva già una tradizione orale molto confusa riguardante una figura, non si sa se reale o mitica, di un Artù vissuto tra la fine del V e l’inizio del VI secolo d.C.: qualcosa su cui gli studiosi contemporanei ancora lavorano!

Tuttavia la storia travagliata del re britannico ha spesso catturato l’attenzione di scrittori e letterati: l’esempio più antico è sicuramente quello dell’inglese Thomas Malory, che riuscì a riadattare il mito all’epoca cavalleresca e ad estenderlo anche a tradizioni bretoni meno conosciute (come le vicende di Tristano & Isotta). In epoca più recente, invece, esistono diversi esempi di romanzo moderno ispirato o ambientato nel Ciclo arturiano… A dare il calcio d’inizio fu indubbiamente il volume Un Americano alla Corte di re Artù, pubblicato da Mark Twain nel 1889, il cui protagonista è un americano che si ritrova misteriosamente trasportato alla corte di Artù.

La scrittrice americana Marion Zimmer Bradley pubblicò, tra il 1979 e il 1982, Le Nebbie di Avalon, romanzo che per la prima volta ci dà una visione singolare della leggenda arturiana, incastonandola nel misticismo celtico e nella lotta tra Cristianesimo avanzante e Paganesimo declinante. Tale è stato il successo del libro che ben presto ne sono seguiti altri, cronologicamente anteriori, scritti per lo più in collaborazione con Diana L. Paxton. Inoltre nel 2001 il romanzo è diventato soggetto per una miniserie TV dal titolo omonimo.

Altro esempio è quello de Le Cronache di Camelot, ciclo di romanzi scritti dal canadese d’adozione Jack Whyte. Partita nel 1992, la saga affronta il mito in chiave storica, ponendo l’accento sulla necessità di contrastare l’anarchia creatasi dopo la partenza dei Romani con l’invasione dei barbari, ed evita l’uso della magia per spiegare l’ascesa al trono di Artù. Visto il successo ottenuto con gli otto libri della serie, Whyte ha dato vita nel 2003 ad un mini ciclo di due romanzi, Io, Lancillotto, dedicato per intero al cavaliere della leggenda.

Sempre degli anni ’90 è la trilogia di Excalibur, opera di Bernard Cornwell. A differenza dei cicli precedenti qui la storia è raccontata da un punto di vista esterno, quello di Derfel, guerriero druidico e vassallo di Artù. Resta sempre in primo piano la lotta contro gli invasori, mentre sono presenti sia il binomio cristianesimo/paganesimo, sia la lotta intestina tra i regni bretoni. Un altro elemento di originalità in Cornwell è dato dal ruolo di Merlino, per la prima volta tratteggiato come malizioso ed irriverente, mentre la magia, che resta sempre ai margini della vicenda, può essere vista dal lettore come un insieme di coincidenze o assunta come dato di fatto.

Fra gli ultimi esempi in questo contesto sottolineiamo la recente trilogia di Robert Holdstock, Il Codice di Merlino, che risulta essere una commistione di generi, incrociando il mago della mitologia bretone con gli Argonauti della tradizione greca. Qui Merlino viaggia nel tempo e lotta contro mali molto diversi da quelli soliti… Anche il mondo della settima arte non è privo di influenze arturiane: si vedano i film Excalibur (1981), Il Primo Cavaliere (1995) e King Arthur (2004), o i telefilm Merlino (1998), Merlin (2008) e Camelot (2011). Tutto ciò sta a dimostrare come la leggenda, originariamente bretone, si sia trasformata ed evoluta nel tempo e nelle arti mantenendo sempre le sue caratteristiche peculiari, che affascinano e coinvolgono milioni di persone nel mondo.

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